Il parlamento greco ha rispettato gli impegni assunti a Bruxelles. Le misure di intervento concordate all’Eurosummit il 13 luglio scorso sono state effettivamente approvate “in modo tempestivo e complessivamente soddisfacente“, come confermato dalla portavoce della Commissione europea Mina Andrea.

Eppure, effettuati i dovuti rilievi, i tre rappresentanti delle istituzioni creditrici internazionali Rasmus Ruffer (Bce), Delia Velculescu (Fmi) e Declan Costello (Ue) – affiancati da tecnici competenti – avrebbero concluso che gli sforzi finora compiuti dalla Grecia non sarebbero del tutto sufficienti per ottenere dall’Esm il prestito triennale di 82-86 miliardi di euro, ritenuto indispensabile per tentare di imprimere un nuovo slancio all’economia locale e attualmente oggetto di trattativa nella sede della Banca Centrale nazionale.

In sostanza, al fine di varare il cosiddetto Memorandum of understanding entro il 18 agosto (due giorni dopo Atene dovrà infatti versare altri 3,5 miliardi di euro alla Bce), i creditori riterrebbero “utile e di aiuto per consentire un rapido esborso” l’attuazione di nuove riforme da parte di Palazzo Reale. Prima fra tutte quella relativa alla revisione del sistema pensionistico.

E mentre nella capitale ellenica fervono le consultazioni tra le parti in virtù di ulteriori intese, l’Omfif (Official Monetary and Financial Insitutions Forum) ha deciso di divulgare  su diretto consenso dell’interessato l’audio di una conference call in cui Yanis Varoufakis – che all’epoca della registrazione si era appena dimesso dall’incarico di ministro finanziario – ha illustrato ad alcuni fund manager londinesi il suo “disegno segreto” per gestire la fase di transito tra euro e dracma, qualora i difficili negoziati allora in corso a Bruxelles fossero davvero falliti.

Prima che vincessimo le elezioni il premier mi aveva dato l’ok per formulare un piano B. Io ho messo in piedi un piccolo team (guidato dall’economista statunitense James Galbraight, n.d.r.) che avrebbe dovuto lavorare sottotraccia per ovvie ragioni“, ha raccontato l’ex titolare delle Finanze.

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Ci stavamo preparando su diversi fronti. Prendiamo il caso dei primi momenti in cui le banche sono chiuse e i bancomat non funzionano: ci deve essere qualche criterio di pagamento parallelo per permettere all’economia di stare in piedi per un po’ e per dare alla gente la sensazione che lo stato abbia tutto sotto controllo, che esista un progetto“.

Lo staff di economisti aveva perciò elaborato un apposito metodo “occulto” di pagamento, che coinvolgeva direttamente l’Agenzia delle Entrate. A tutti i debitori (privati o meno) il suo sito online avrebbe infatti fornito un Pin in grado di consentire il trasferimento delle somme dovute in “formato digitale. Questa soluzione era ben sviluppata e avrebbe fatto una gran differenza” nel caso in cui l’Eurotower si fosse trovata costretta a sospendere l’elargizione di liquidità emergenziale agli istituti greci di credito.

Avremmo potuto estenderla anche agli smartphone con un’app” trasformandola così in un “funzionale meccanismo finanziario parallelo: nominalmente in euro, al momento opportuno sarebbe stato convertito nella nuova dracma“, ha precisato ancora Varoufakis,

Impresa tutt’altro che semplice, in quanto “per tradurre la teoria in pratica saremmo stati costretti a passare dalle cinque persone che stavano valutando l’opzione alle 1000 incaricate di realizzarle“. La procedura implicava però l’assenso dell’esecutivo.

Invece, forse per le complicazioni sorte durante l’ultima fase negoziale in ambito comunitario, il premier Alexis Tsipras non ha più autorizzato il passaggio alla seconda fase del programma, rimasto di conseguenza incompiuto.

Dal canto suo, Galbraith non ha smentito la ricostruzione degli eventi delineata da Varoufakis: “Per cinque mesi, dai primi di febbraio ai primi di luglio abbiamo lavorato a stretto contatto”, ha ricordato. “Facevo parte del gruppo che ha ideato soluzioni alternative contro potenziali tentativi di asfissiare il governo greco, comprese azioni aggressive per spingere il paese ad abbandonare l’euro“.

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