Il governo tedesco giudica con favore l’iniziativa anti-Is intrapresa da Ankara, ma guarda con preoccupazione a quella che rischia invece di diventare un’interruzione nel processo di pace avviato con i curdi del Pkk“.

La frase emblematica prnunciata da Georg Streiberg, vice portavoce della cancelliera Angela Merkel ha suscitato la replica immediata e lapidaria del presidente turco Recep Tayyp Erdogan, che ha auspicato la revoca dell’immunità parlamentare per i deputati sospettati di connivenza con gruppi legati al terrorismo: “Per noi è impossibile continuare il processo di pace con chi ha preso di mira la nostra unità e coesione nazionale“.

In seguito ai ripetuti attacchi  subiti recentemente da jihadisti e separatisti, la Turchia ha infatti deciso di contrastare con ogni mezzo la duplice minaccia che attenta alla sua sicurezza interna.

E’ dunque ufficialmente guerra sia con lo Stato Islamico che con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, violando in tal modo la tregua siglata nel 2013 con il leader dell’organizzazione, Abdullah Ocalan.

L’escalation dei conflitti in corso ha poi indotto Erdogan a sollecitare il vertice della Nato che si è appena concluso. Un summit straordinario di consultazione, nel corso del quale – come ha chiarito il segretario generale Jens Stoltenberg – i rappresentanti turchi non hanno avanzato “specifiche richieste relative a un’ulteriore presenza di truppe alleate in loco“.

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Ampia soddisfazione ad Ankara. L”impegno bellico del paese è stato valutato in sede europea e – fattore altamente significativo – ha registrato l’unanime solidarietà degli altri 27 partner. “In base all’art. 5 del Trattato Nord Atlantico“, ha ricordato infatti Erdogan, “se un paese membro è sotto attacco, l’Alleanza deve sostenerlo in ogni modo. Al momento la Turchia è appunto sottoposta a gravi rischi. Sta esercitando il proprio diritto alla difesa e lo farà fino alla fine. Ma quello che stiamo dicendo è che deve esserci un obbligo per la Nato e le chiediamo di essere preparata“.

Intanto l’esecutivo della Mezzaluna ha raggiunto un’intesa con Washington in merito alla creazione congiunta di una ‘no fly zone’ al confine con la Siria, una sorta di enclave di 60 miglia “libera dall’Is” controllata dai gruppi di opposizione moderata e destinata all’accoglimento dei profughi.

Una soluzione, questa, che se per gli Usa rappresenta un’iniziativa strategicamente utile per tentare di debellare i seguai di Abu Bakr al-Baghdadi, per la Turchia e i movimenti ostili sia a Damasco che al Califfato resta pur sempre finalizzata alla caduta del regime siriano di Bashar el-Assad.

Si tratterebbe in ogni caso “di una questione bilaterale tra i due stati  in cui la Nato non è coinvolta“, ha subito precisato Stoltenberg.

Le offensive volte alla distruzione delle postazioni nemiche continueranno tuttavia per opera dei militari turchi in stretta collaborazione con la Coalizione internazionale a guida statunitense. La Turchia provvederà inoltre alla chiusura delle proprie frontiere, precludendo in tal modo il transito ai potenziali foreign fighters sedotti dall’ideologia califfale.

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