Il Fmi non parteciperà al piano triennale di salvataggio finché i partner dell’Eurozona non si impegneranno seriamente a ristrutturare il debito greco. La Grecia in compenso dovrà proseguire alacremente con il piano di riforme concordato a Bruxelles.

In concomitanza con la ripresa dei negoziati relativi alle modalità e ai tempi di attuazione del progetto emergenziale (la Troika è già da alcuni giorni nella capitale ellenica), il board di Washington ha infatti riesaminato i contenuti del Memorandum of understanding e la conclusione a cui è giunto è semplice ma emblematica: impossibile “appoggiare l’accordo se alcune condizioni non sono rispettate“.

Sarebbe però “inutile illudersi che solo una delle parti possa risolvere il problema“, ha osservato un funzionario. “Gli europei attendono preventivamente l’effettiva adozione delle misure richieste ad Atene; noi però non possiamo muoverci senza che siano state prese queste decisioni difficili ma necessarie per assicurare la sostenibilità del deficit in una prospettiva di medio termine. E’ chiaro che ci vorrà del tempo“.

Ma se il Fmi rimanda all’autunno ogni delibera (preferisce valutare la prima attuazione del memorandum), la Germania insiste sull’impossibilità di “ottenere l’approvazione del Bundestag al nuovo salvataggio di 82-86 miliardi di euro senza l’adesione di Washington“.

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Il ministro finanziario tedesco Wolfgang Schäuble ha del resto già preannunciato alla Camera bassa il mancato finanziamento da parte dell’istituto, almeno relativamente alla prima tranche di aiuti (che dovrebbe essere elargita ad Atene entro il 20 agosto per consentire al paese di versare i 3,5 miliardi di euro in scadenza presso la Bce).

Intanto il premier greco Alexis Tsipras ha invitato il comitato centrale di Syriza alla riflessione e a un sano “realismo“. La fase governativa ha contribuito a evidenziare l’inesperienza e i limiti di un partito ormai frammentato e non abbastanza incisivo: occorre prenderne atto.

Proprio come nella vita“, ha spiegato, “in politica non si può avere tutto. Il primo esecutivo greco di sinistra potrebbe cadere per mano di chi lo ha sostenuto e poi criticato in quanto non abbastanza radicale. Perciò è giunto il momento di scegliere tra una ritirata strategica e la continuazione delle trattative in vista di un possibile compromesso con i creditori su un progetto che non è l’ideale e che non era stato programmato“.

Ribadendo che in ogni caso l’unità resta “indispensabile per tornare a governare con forza, senza il sostegno dell’opposizione“, Tsipras ha convocato un congresso straordinario del movimento, nel corso del quale – a settembre – verranno riesaminate e chiarite le strategie negoziali.

Avrebbe desiderato utilizzare nuovamente l’arma del referendum (una consultazione interna al partito) per verificare la percentuale dei favorevoli e dei contrari all’accordo comunitario: ma questa volta il suo appello è stato ignorato.

SyrizaFlags

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