La sottrazione di Idlib (strategico capoluogo del governatorato omonimo)  al controllo degli ultraconservatori di Ahrar al-Sham sembra essere soltanto il preludio della vasta operazione espansionistica che – complice il graduale declino del Califfato, costantemente insidiato dai lealisti (supportati dai partner russo-iraniani) e dalla coalizione globale assemblata da Washington –  i qaedisti stanno conducendo nel versante nordoccidentale della Siria.

Ovviamente ciò potrebbe indurre il presidente Bahar al-Assad a lanciare  la tanto sospirata  offensiva ai terroristi (termine genericamente esteso anche agli insorti) insediati nell’area, a prescindere dai fragili accordi siglati con i più rilevanti nuclei della dissidenza. “Poichè lo spettro del qaedismo è tornato ad aleggiare, l’ipotesi di un intervento governativo avallato dalla comunità internazionale  rischia di risultare tutt’altro che infondata“, ha ammesso il Luogotenente Colonnello Fares Bayoush, al comando di un gruppo militarmente impegnato nel nord del paese.

Già noti in termini di Jabhat al-Nusra e attualmente alla guida di una compagine denominata  Hay’at Tahrir al-Sham, i guerriglieri di Jabhat Fatah al-Sham – fanatici, crudeli e intransigenti almeno quanto i rivali jihadisti –  parrebbero davvero determinati  a incidere sensibilmente non solo sullo svolgimento dell’annoso conflitto  in atto, ma anche (e soprattutto) sull’esistenza dei civili assoggettati.

Chiunque cerchi di opporre resistenza viene immancabilmente sgominato. E questo è un duto colpo per i rivoluzionari, assimilati agli estremisti dal regime“, si è limitato a osservare  un anonimo attivista che paventando eventuali  rappresaglie ha preferito avvalersi dell’anonimato.

Il recente sviluppo degli eventi sul campo (culminato nella conquista del lucroso valico frontaliero di Bab al-Hawa, in grado di assicurare entrate mensili pari a un milione di dollari) avrebbe insomma contribuito a consolidare ulteriormente  il ruolo primario da tempo vantato dai seguaci del defunto Osama bin Laden (ideologo di al-Qaeda) nella tormentata provincia.

Ad aggravare la situazione (e incentivare quindi le velleità militari del Raìs) sarebbe inoltre subentrata  la recente decisione del leader statunitense Donald Trump di sospendere il programma di assistenza ai ribelli avviato nel 2013 dalla Central Intelligence Agency: una mossa in cui sono in molti ad aver  individuato l’impellenza dell’attuale amministrazione (da un anno nel mirino del Federal Bureau of Investigation per attestata collusione con il Cremlino) di assecondare le aspettative degli antichi antagonisti d’oltreoceano, storici peroratori della causa promulgata da Damasco.

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