Non paga della plateale interferenza nella corsa alla Casa Bianca, il Cremlino si sarebbe attivato per  monitorare anche il processo elettorale francese. In previsione dell’alternanza ai vertici dell’Eliseo, gli emissari dell’intelligence moscovita avrebbero infatti creato almeno due dozzine di falsi account per acquisire, attraverso i social network,  elementi rilevanti sui collaboratori dell’outsider centrista Emmanuel Macron (favorito nei sondaggi ripetto ai rappresentanti dei partiti tradizionali, non ultimo il Front National dell’ultranazionalista Marine Le Pen ) e procedere quindi a una vasta opera di disinformazione mediatica.

Fattore che lo scorso aprile aveva indotto gli amministratori  di Facebook alla tempestiva sospensione di oltre 30 mila utenze (balzate in breve a quota 70mila) connesse, direttamente o meno, all’antipropaganda politica.

A suscitare il sospetto degli esperti (avvalorato in seguito dalla commissione congressuale statunitense nel corso di un briefing appositamente indetto),  l’attestato utilizzo, da parte degli hackers, di applicazioni inequivocabilmente riconducibili  al Glavoe Razvedyvatel’noe Uprevinie (nome in codice Fancy Bear APT 28) mandante, nel 2016, dei famigerati cyberattacchi a danno del Democratic National Committee.

La possibile ingerenza di Mosca nella campagna presidenziale d’oltralpe è del resto un aspetto su cui già maggio, l’Ammiraglio Mike Rogers (capo della National Security Agency) si era del resto sforzato di focalizzare l’attenzione del Senate Armed Services Committee, senza tuttavia riuscire a scongiurare la sottrazione di documenti sensibili (estesi a e-mail e messaggi riservati) dal server in dotazione del team macroniano.

I russi stanno da qualche tempo cercando di agevolare l’ascesa dei leader internazionali ritenuti maggiormente funzionali alla  loro causa“, aveva ammonito. “Il diverso orientamento dei due candidati alla guida della Francia e l’imminenza delle consultazioni popolari in Germania e Regno Unito ci sembrano ragioni più che sufficienti per allertare le controparti counvolte in merito a eventuali atti di pirateria informatica“.

A nulla paiono essere valse le reiterate e prevedibili smentite degli interessati, alle quali i finzionari dei servizi segreti parigini hanno preferito opporre un assoluto riserbo. Nessuna accusa specifica, dunque. “Purtroppo non  esistevano prove concrete a carico del Gru, sebbene la sua respondabilità nlle infiltrazioni riscontrate fosse evidente.“, si è limitato a puntualizzate Mounir Mahjoubi, ex responsabile digitale di “En Marche!” (movimento fondato dallo stesso Macron, nel frattempo assurto alla massima carica dello stato),  ora annoverato nello staff governativo.

 

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